ATTIVITA' ARTIGIANALI

Si trattava di montanari che nella loro casa avevano sistemato un bancone su cui montavano i pezzi forniti dall’officina di Ceres, a cui consegnavano poi le serrature finite, tradizionalmente pagate a dozzine . Si trattava di un’attività non sempre continuativa, svolta a complemento ed integrazione di quella agro-pastorale soprattutto quando quest’ultima era meno impegnativa (inverno, periodi di cattivo tempo, e così via). Molti di questi artigiani erano comunque assai abili, in grado di realizzare oggetti anche molto complessi. Venivano prodotte serrature per porte, casseforti, ecc., trasportate a Torino via ferrovia e di qui distribuite a fabbri, grossisti, negozi di ferramenta, in tutta Italia, nelle colonie e anche all’estero.

Un mercato particolarmente ricettivo era quello del Meridione e delle Isole, ed il sig. Bertoldo ricorda che per riempire completamente le casse contenenti 54 serrature, dalla Calabria e dalle Isole gradivano molto che lo spazio fosse colmato con castagne delle Valli !

Oltre alla ditta Bertoldo, era rinomata a Ceres la fabbrica della famiglia Lesne, anch’essa originaria di Almesio, con produzione limitata ma di elevatissimo standard qualitativo. Il sig. Bertoldo riconosce simpaticamente che le serrature Bertoldo erano un po’ le Fiat delle Serrature, quelle dei Lesne erano le Ferrari : però, come spesso accade, all’abilità artigianale non corrispondeva sempre altrettanta capacità commerciale, per cui la ditta Lesne sparì dal mercato malgrado l’alta qualità dei suoi prodotti.

Nell’ultimo dopoguerra i fabbricanti di serrature dovettero affrontare la concorrenza di un numero sempre maggiore di vere e proprie industrie sorte in diversi luoghi dell’Italia settentrionale, e l’attività si ridusse gradatamente ad un livello strettamente artigianale, che mantiene tuttora. Nel frattempo si erano insediate nella frazione Cesale le Officine di Ceres (produzione di frese, alesatori, punte elicoidali), poi trasferite a Lanzo, che avevano assorbito una buona quantità di manodopera anche nei paesi vicini.

Ma a Ceres è rimasta viva un’altra simpatica attività tradizionale legata al settore metallurgico : quella della fabbricazione dei campanacci per le mucche, tenuta in vita dal sig . Luigi Poma a Bracchiello (li esporta persino in Svizzera !) e dal sig. Vittorio Bertoldo a Cesale.

Per concludere, un’ultima considerazione, stavolta propositiva. Le testimonianze dell’attività mineraria rimasta nelle Valli sono ancora relativamente numerose : dei percorsi guidati escursionistico-culturali, ben segnalati ed attrezzati (anche con partenza dalle stazioni ferroviarie), che conducessero attraverso le fucine o verso le miniere, potrebbero costituire un’interessante integrazione alle attrattive turistiche delle Valli, oltre a rappresentare un meritato tributo alle fatiche e all’ingegno profusi in passato da tanti nostri antenati.

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